San Galgano: sulle orme di Excalibur

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Interno dell’abbazia

Siamo giunti all’abbazia di San Galgano in auto e, sebbene non ci sia stato possibile arrivare a piedi in escursione come già raccontato altrove, l’emozione provata al colpo d’occhio offerto dal complesso e dallo scenario che lo racchiude non ne ha certo risentito. Immersi in un mare di giovani spighe di grano, le rovine della chiesa e l’eremo di Monte Siepi mozzano letteralmente il fiato: viali, alberati di cipressi come nella più toscana delle tradizioni, conducono alle imponenti rovine del monastero e alla chiesetta sul colle che custodisce la vera Spada nella Roccia, sotto un cielo fatto di luce e di blu. I poggi circostanti sono un’armoniosa alternanza di boschi e di campi, di colline selvagge e valli coltivate. Un incanto.

L’atmosfera idilliaca del luogo è senz’altro alimentata dal mito che aleggia intorno alla figura del Cavaliere fattosi santo e della sua Spada trasformata in estremo simbolo di pace: una Croce piantata a mani nude nella Roccia. E’ qui, infatti, che nasce probabilmente la fiaba di Re Artù!

Sul sito del comune di Chiusdino, nel cui territorio si trova San Galgano, è possibile trovare informazioni sul prezzo dei biglietti e sull’orario di visita dell’abbazia: con pochissimi euro, si può visitare un monumento eccezionale. La chiesa dell’abbazia è oggi scoperchiata: di dimensioni ragguardevoli, forse proprio il fatto che abbia la volta celeste come tetto e il prato come pavimento sa regalare sensazioni che il visitatore si aspetterebbe di provare in Normandia o sulle Isole Britanniche. Invece siamo nel cuore d’Italia. Del resto, le forme gotiche, mirabilmente elaborate dall’Ordine Cistercense, richiamano senz’altro a latitudini transalpine. Siamo agli inizi del XIII Secolo quando viene iniziata la costruzione dell’abbazia, mentre l’eremo risale alla fine del XII Secolo.

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L’eremo di Monte Siepi

Il fulcro del sito è infatti la Spada piantata nel basamento di pura roccia presente al centro della Cappella sulla sommità del colle, a custodia dell’abbazia. Su questo sito dedicato si potranno trovare tutti i cenni storici del caso.

Ciò che qui preme sottolineare è la magia che si respira nel luogo e all’interno della chiesetta, si sia credenti o meno: il richiamo alla conversione del cavaliere Galgano, originario proprio del vicino paese di Chiusdino, risuona nel mistero di quest’arma conficcata a perenne simbolo di pace. E fa riflettere sulle strane traiettorie che, nel corso dei secoli, possono assumere i Miti.

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E’ forse questa la vera Avalon?

Si sta parlando, infatti, oltre che della vera Spada nella Roccia, anche dell’unica esistente. La convinzione che avevo prima di visitare il luogo era che Galgano fosse in origine uno dei Dodici Cavalieri della Tavola Rotonda (magari il fido Galvan) che, per chissà quali traversie della vita, si fosse trovato su questo colle toscano ad imitare il gesto di Re Artù, emulando con la sua spada la ben più conosciuta Excalibur; ero altresì convinto, quindi, che quest’ultima fosse custodita da qualche parte in Gran Bretagna: la vera Spada nella Roccia, da cui il Mito aveva preso origine. In realtà pare che questo sia stato esportato verso la Francia e l’Inghilterra proprio dalla Toscana, e non viceversa, attraverso la figura di Guglielmo di Malavalle (dal nome del paesino toscano ove nacque), forse già duca Guglielmo X d’Aquitania, scomparso misteriosamente durante un pellegrinaggio. E non è singolare che, proprio negli anni seguenti alla morte di San Galgano, Excalibur apparisse per la prima volta in un poema d’oltralpe? Non è affascinante pensare che, forse, l’unica Excalibur davvero esistente sia custodita sulla collina di Monte Siepi, nella campagna di Chiusdino? Non è bellissimo credere che Avalon esista davvero, nel cuore della Toscana?