La leggenda dei monti naviganti

156Tutti coloro che amano la natura e i monti d’Italia dovrebbero leggere La leggenda dei monti naviganti: non si tratta di una guida o di un compendio di escursioni, né di una raccolta di consigli pratici per andare in montagna con i bambini. Ma molto di più.

Del resto, non sono certo io a scoprire Paolo Rumiz: anzi, sono arrivato a scoprirlo personalmente con un certo ritardo, sotto la spinta dei consigli e dell’entusiasmo di alcuni amici amanti, come me, dei monti nostrani e, in particolar modo, dell’Appennino.

Comunque, ho imparato che se si legge Rumiz si intraprende un viaggio: stavolta si parte dalla Dalmazia (il buon sangue giuliano dell’autore non mente) e si arriva in Calabria. Il punto interrogativo alla rovescia disegnato sulla carta geografica dal sistema alpino e da quello appenninico viene percorso con passione e con animo di esploratore dallo scrittore/giornalista. E le scoperte non sono poche.

“Gli Appennini sono solo la continuazione delle Alpi. E, a pensarci, anche le Alpi sono solo la prosecuzione della Catena Dinarica. La quale a sua volta viene dai Monti Rodopi, dall’Anatolia e dal Caucaso, e oltre ancora fin nel cuore dell’Asia. Se nelle alte valli del misterioso Bhutan accendessero un gran fuoco, di cima in cima la segnalazione arriverebbe fin qui, e poi oltre, lungo le cime chiamate “Pen”, per quel promontorio interminabile che si chiama Italia. Fino al monolito dell’Aspromonte, fermo in mezzo al Mediterraneo. Il grande capolinea, dirimpettaio di un altro fuoco da leggenda. L’Etna”. 

Le Alpi vengono percorse in più riprese, quasi a morsi; gli Appennini sono percorsi invece in tutta la loro lunghezza a bordo di una Topolino del 1953, per quello che si rivela un viaggio davvero di altri tempi. Le bellezze dei nostri monti si alternano a ferite aperte e ancora doloranti, come il Vajont, o i fiumi completamente drenati dagli impianti idroelettrici, o la falda prosciugata dai lavori della TAV tra Bologna e Firenze, nella pancia dell’Appennino Tosco-Emiliano, o le valli alpine e gli altipiani appenninici svuotati dalla disoccupazione e dall’economia globalizzata.

E’ un viaggio attraverso la provincia profonda, attraverso un’Italia minore, ma forse più autentica di quella patinata presentata dalla propaganda turistica, o di quella idealizzata dei viaggiatori stranieri. Simpatici, enigmatici, carismatici sono i personaggi che Rumiz incontra via via: oltre alle centinaia di comparse che si avvicendano, ci sono anche, tra gli altri, Corona, ad un tempo scorbutico e scintillante, il compianto e gigantesco Bonatti, l’eroico e famoso Rigoni Stern, l’eroico e misconosciuto Bider, il saggio e disincantato Guccini, il folletto Capossela, che compare in due riprese, tra l’Emilia e la Campania sannitico-lucana. Inoltre, compare spesso il “fantasma” di Annibale, preludio ad un altro capolavoro di Rumiz: Annibale. Un viaggio.

Numerosi sono i racconti e gli aneddoti, durante questa traversata fatta con deliberata e ricercata lentezza, che ci catapultano in terre di altri tempi, attanagliate da molti problemi, ma ammantate da una bellezza sincera e selvaggia. La lettura del libro è bellissima per tutti coloro che vogliono scoprire ed imparare di più sul nostro paese e sul suo rapporto con la montagna. Inoltre, può essere anche una miniera di suggerimenti per chi volesse visitare paesi ed ambienti al di fuori dei circuiti turistici ufficiali, da soli o in famiglia, per aiutarsi ad elaborare degli itinerari di turismo dolce. E, comunque, si tratta di una lettura occasione di ricchezza per tutti, a qualsiasi età venga effettuata.

TitoloLa leggenda dei monti naviganti
AutorePaolo Rumiz
EditoreUniversale Economica Feltrinelli, Milano
Anno2011
Numero pagine339
Prezzo€ 10,00

 

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