A Capo Cosa con l’Alpinismo Giovanile del CAI Alatri

Verso la sorgente
Verso la sorgente

Dopo pochi mesi sono tornato a Capo Cosa partendo da Guarcino. Stesso percorso ma, come accade ogni volta che si va in montagna, le sensazioni sono state così diverse che mi è parso di percorrere un sentiero da riscoprire completamente! Del resto, la primavera che spinge, l’acqua più abbondante nel ruscello, i fiori che spuntano dappertutto, sono state di per sé già delle ottime ragioni per ripetere con felicità questa escursione. Inoltre, venirci con l’Alpinismo Giovanile del CAI di Alatri ha rappresentato un ulteriore elemento di curiosità e di stimolo!

Il percorso è lo stesso di dicembre, con alcune varianti e con molte meraviglie in più. Si è partiti dal centro di Guarcino di buon passo: i ragazzi erano desiderosi di andare e di scoprire cosa riservava la foresta all’interno del vallone. Gli accompagnatori si sono messi subito all’opera per rendere l’escursione godibile e sicura per tutti, decidendo anche per una piccola deviazione, verso il monastero di San Luca, seminascosto nella parte più bassa della valle. La scelta è stata premiata dall’interesse con cui tutti gli escursionisti hanno visitato questa piccola meraviglia, in particolar modo la chiesa, antichissima e bellissima nella sua semplicità. La zona ha visto il sorgere di numerosi eremi nel corso del Medio Evo; tra l’altro, ci troviamo sulla direttrice della Via di San Benedetto.

Il monastero di San Luca
Il monastero di San Luca

Tornando sul sentiero principale, abbiamo ricominciato la salita verso le sorgenti del Cosa, anche attraverso alcuni tratti più impegnativi, in cui è necessario utilizzare talvolta le mani per arrampicarsi sulle balze che affiancano le cascatelle del ruscello. Il torrente è stato infatti in gran parte captato per esigenze civili durante gli Anni Cinquanta, ad opera della Cassa per il Mezzogiorno (sono ricorrenti i cippi con le iniziali “CM”): le balze sono spesso dei gradoni che fanno parte dell’acquedotto. Uno dei passaggi è stato particolarmente impegnativo, dato che il torrente diveniva abbastanza largo in corrispondenza di una cascata, con fondo scivoloso: i ragazzi sono passati tutti senza problemi, con estrema attenzione e prudenza, ma con successo, proseguendo su per il sentiero.

Salamandrina terdigitata
Salamandrina terdigitata

A circa metà strada, tra le foglie secche che facevano da fondo al cammino, abbiamo visto degli strani esserini muoversi: dovevamo stare attenti a dove mettere i piedi, era pieno di salamandrine! Non ne avevo mai vista una in vita mia, e in una giornata sola, in questo bosco bellissimo, ne ho viste a decine, nere bordate di rosso, capaci di mimetizzarsi tra le foglie, sicuramente impaurite da questi giganti che passavano loro accanto. Tutti noi eravamo contenti e meravigliati, dal più piccolo degli escursionisti al più grande degli accompagnatori: le salamandrine, comunque, si sono fatte vedere per un lungo tratto, per cui… foto a volontà!

Calogero ci mostra l'acquedotto pre-romano
Calogero ci mostra l’acquedotto pre-romano

Giunti a Capo Cosa, ci siamo rifocillati e abbiamo ripiegato dall’altra parte del torrente, seguendo il sentiero che ci ha riportati a Guarcino. Qui, Calogero, l’accompagnatore del CAI di Alatri, ci ha mostrato un tratto in cui è evidente l’acquedotto pre-romano, scavato nella roccia! Ovviamente, il sentiero ci passa praticamente sopra, ma pochi sanno di questo prezioso particolare, che ci riporta all’epoca in cui la tribù degli Ernici era la padrona di questi monti! Proseguendo, una piccola vipera ha movimentato la comitiva: meno male che era lei ad avere paura di noi, più che noi di lei, per tanto che era piccola!

Il sentiero è proseguito tra fiori e tra prati coperti di bellissime orchidee; dopo una pausa-gioco, il rientro a Guarcino è stato spedito e senza problemi. Un’esperienza bellissima e istruttiva, che spero di poter ripetere presto, insieme ai ragazzi e ai loro accompagnatori!

 

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